La Zampogna - Zampognari Friulani, musica etno, folk e natalizia

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La Zampogna

La Zampogna

Per le genti distratte delle città del Nord Italia quello della zampogna è un suono stagionale, il suono del prossimo Natale.

Se , per caso , la melodia si ascolta al di fuori di quel tempo , chissà perché , quasi tutti alzano gli occhi al cielo a cercare le nubi dal momento che si dice che gli zampognari portino con se la pioggia ed il suono del loro strumento serva quasi a richiamare le nuvole…. .Ma negli scorsi mesi di grande siccità si vede che i suonatori non avranno lasciato i loro paesi.
Gli zampognari sono personaggi un poco misteriosi sia nel desueto abito senza tempo coi cappellacci ed i calzari che rimandano ad antiche tradizioni , sia anche nella parlata che , oggi forse volutamente , scelgono , tutta intrisa di espressioni dialettali mediterranee di non immediata comprensione per i nativi del Nord.
Ora più che altro “fanno folklore” un poco di maniera certamente sono giunti al Settentrione con le automobili , soggiornano in alberghi e forse , dopo il lavoro di suonatori ambulanti per le strade , terminano la serata in discoteca , naturalmente dopo aver smessi gli abiti della tradizione.

Ci piace invece immaginarli diversi , magari come fossero gli ultimi pellegrini che , percorrendo all’inverso la strada romea , giungono  da noi guadagnandosi via via da vivere suonando per le strade anche di piccoli paesi posti sull’itinerario.
Forse una volta erano veramente così , e ben lunga doveva essere la via che , dal Molise , dall’Abruzzo e dalla Ciociaria ( tre terre diverse , ma tra loro vicine ed unite da una medesima tradizione pastorale ) portava fino al Nord.
Uno degli ultimi cantori della vecchia Milano , Severino Pagani , in un suo breve scritto dal titolo “Aria di Natale” , ha raccontato le suggestioni portate da quei suoni e da quei suonatori.

“A Milano non sembra neppure Natale se mancano questi pifferai…Passano gli anni ma la “piva”desta sempre la stessa gioia dei piccoli , ai quali parla subito dell’imminente Natale e dei doni tanto attesi ; inoltre nella sua malinconia ha un segreto fascino anche per chi piccolo non è più”.

E , per quanti non avessero più presente lo strumento , così continua : “La zampogna o cornamusa è uno istrumento da pastori , composto da una piccola canna con parecchi fori e da un otre fatto con pelle di intestino di capra munita a sua volta da altre piccole canne a forma di piffero ; l’abilità dello zampognaro consistere nell’immettere e modulare il proprio fiato nei fori della canna in comunicazione con la grossa otre di pelle e poi manovrare abilmente le piccole canne dalle quali l’aria o fiato deve uscire ancora più modulato.Naturalmente la musica così ottenuta non può offrire grandi e variate melodie : è quasi sempre una cadenza più o meno piacevole , molto uniforme con poche variazioni.’Piva’ si chiamava l’istrumento e ‘piva’anche la musica.Termine rimasto immutato nel nostro dialetto”.
Per i musicologi questa descrizione non è certamente del tutto esatta , ma credo basti comunque come illustrazione raccontata di un modo di suonare per quanti non sono troppo indottrinati in materia.
Frescura  e Re , nella loro vecchia raccolta di “Canzoni popolari milanesi” hanno trascritto la filastrocca e la musica spontaneamente nate dalla creatività del popolo ascoltando il suono della zampogna , il tutto accompagnato da questo forse non entusiastico commento : “Per natale risalgono a Milano , dalle montagne d’Abruzzo , gli zampognari , i quali con la straziante lagna del loro strumento ricordano ai buoni cristiani la nascita del Bambino , il Re Divin”.

Ed ecco allora la poesiola in due versioni , nella tipicità di queste composizioni ove il “non sense” serve anche come momento poetico narrativo :

Piva  , piva ,
l’oli d’oliva ,
l’oli fresch
de vong el gozz.
Piva , piva ,
l’oli d’oliva
fa la nanna
o bel bambin.
Piva , piva ,
l’oli d’oliva ,
l’è il Bambin
che porta i belèe ,
l’è la mamma
che spend i danèe.
Fa la nanna
O bel bambin ,
Re divin ,

Re divin.


Forse l’ironia sugli zampognari non avrebbe avuto ragione di essere se della zampogna si fosse un poco conosciuta la storia , ricca di una nobiltà che entra nella leggenda.
Strumento caro al Dio pastorale Pan , fu anche quello scelto da Marsia nella sfida musicale con Apollo tragicamente poi conclusasi con la sua terribile morte per scuoiamento.
Ma nel tempo la sua presenza non fu secondaria , pur se , a seconda dei luoghi , subì diverse evoluzioni.
Certo è che nei secoli seppe distinguersi , da quando i Romani , chiamandola “tibia ultricularis” ne fecero strumento di accompagnamento militare ( come ora per i reggimenti scozzesi ) suscitando persino in Nerone , almeno a dire di Svetonio , il desiderio di farsene suonatore in una scena teatrale.
Presente nelle pitture pompeiane e ripresa da innumerevoli artisti , a cominciare da Albrecht Duree , la zampogna non fu sempre confinata nei limiti ristretti dell’espressione popolare , sicchè , ad esempio, la vediamo raffigurata con pari dignità di altri strumenti a fiato nella sala della musica dell’Abbazia di Viboldone , affrescata nel cinquecento.

Il grande Michael Praetorius nel “Sintagma musicum “ del 1615 ne da ampia descrizione teorica , mentre ad iniziare dal tempo barocco , con il fiorire culturale della pseudo tradizione arcadica , anche la zampogna , nota alla maniera francese come “musette” , ebbe il suo spazio , ridottosi poi a qualche sparuta presenza in musica operistica ottocentesca.
Anche se ora l’uso della zampogna ( e della cornamusa ) è limitato ad espressioni di cultura popolare , peraltro di notevole diffusione in luoghi diversi , dall’Italia del Sud alla Grecia , dall’area iberica alla Scozia , sorge sempre in molti ascoltatori la naturale curiosità verso l’ambiente d’origine di questo strumento antichissimo e suggestivo.
Ed una delle “capitali” della zampogna , dove essa nasce e dove è studiata nella sua storia e nella sua espressione , è proprio il Molise,regione lontana e tutt’ora poco conosciuta nella sua segreta bellezza e nella sua particolare identità culturale

Scapoli è specificamente il paese-patria dello strumento , ove l’entusiasmo di alcuni studiosi locali supera la passione municipale per lasciare intendere l’universalità di un modello musicale giunto da una tradizione addirittura millenaria che solo in pochi siti privilegiati è riuscita a sopravvivere a dispetto di una evoluzione socio-culturale che non vuole automaticamente dire migliore scelta di “civiltà”.

Proprio per queste sue caratteristiche che giungono da lontano e per i suoni tipici che se ne cavano così diversi da quelli di altri strumenti a fiato , la zampogna ha quasi una valenza magica , legata poi anche al momento del suo maggiore impegno annuale , cioè nella stagione natalizia.
Più che una vera musica , la zampogna è un rito , officiato da artisti-musicanti che indossano quasi come divisa abiti di una tradizione povera e spontanea nati dalla necessità di coprirsi con pelli e rustici panni preparati alla buona.
Il vederli , il sentirli suonare , ci riporta idealmente ad una dimensione inattuale e , forse , emergono talora i ricordi di quando il mondo nomade dei pastori si inseriva di tanto in tanto nelle altre realtà della vita apportandovi la ricchezza della sua cultura tradizionale.

Anche la zampogna rientrava in questo antico sapere tramandato dall’esperienza , e non per nulla anche nell’Italia del Nord , nelle regioni appenniniche emiliane o nelle prealpi bergamasche, vi furono in passato in uso strumenti a fiato pur differenti ma della stessa “famiglia” di zampogne e cornamuse , come la famosa “Piva dal Carner” che , dopo secoli d’oblìo , si tenta di fare rinascere sulla scorta di un giusto sentimento di nostalgia per le cose semplici e buone.
In passato perciò , pur se solo occasionalmente , anche nei paesi e nelle piccole città del Nord Italia , si ascoltava la “piva” dei pastori , componente complementare e fondamentale della vita rurale d’allora.
Oggi la presenza , sempre più rara , di un gregge ai limiti di un abitato è vista quasi come un fastidio per i problemi di rallentamento del traffico che indubbiamente crea….E allora….altro che “piva”…   il suono dominante è quello dei clacson delle automobili in coda.

Per fortuna vi è sempre , a riportarci alla giusta dimensione , la saggia ingenuità di qualche bambino che , magari per la prima volta , vede il transito delle pecore ed il volto dei pastori in un lungo andare all’apparenza senza una meta.
Il suono della zampogna era proprio il suono musicale di quella gente sempre in cammino , che proprio camminando coi propri greggi , secondo la tradizione , seguì la stella cometa per giungere ad una grotta ed improvvisare una melodia al piccolo nato….
Quelli , certo , non erano partiti dai monti del Molise , ma erano fratelli di questi nostri pastori e suonatori dell’Italia del Sud, che hanno saputo sopravvivere a dispetto delle mode mantenendosi fedeli, almeno in qualche manifestazione , allo spirito più profondo della loro regione.
Una regione che , fino a pochi decenni fa , agli abitanti delle città del Nord suonava come stranamente lontana quasi mitica terra dimenticata dai viaggi motivati dal commercio o dalla curiosità di cultura , una terra però da cui proveniva una popolazioni dalle abitudini parche e dalla innata modestia che , spiritualmente riportandoci indietro , ci ricordava un momento obliato del nostro passato comune.
Anche nella zampogna e nel suo suono antico che un tempo accompagnava le greggi possiamo quindi ritrovare una delle tante radici che hanno contribuito alla nostra attuale civiltà ed il Molise , ereditandone e valorizzandone la tradizione , si fa interprete di una rara testimonianza di sapienza collettiva di un popolo.


Etimologia e cenni storici

Prima dell’unione , atta a creare un suono continuo , che è avvenuta tra “fuso” e “otre” , in varie regioni del Mediterraneo regnavano flauti di canna e d’osso.Con lo sviluppo degli utensili si sono aggiunti a questi flauti di canna e d’osso anche flauti di legno.Rimane un enigma , per gli etno-organologi l’individualizzazione , del momento in cui avvenne la sopraccitata accoppiata , questo per mancanza di ritrovamenti iconografici e bibliografici.
Intorno al 2000 AC , fino al Medioevo avanzato esisterono strumenti come l’Aulos greco e la Tibia romana.Questi strumenti erano realizzati di canna ( arando donax ) proprio come i “launeddas” dell’isola sarda e le zampogne di Fossato in provincia di Campobasso.
Pare sia impossibile finora individuare l’epoca nella quale un artigiano abbia pensato al riempimentodi una borsa di pelle ( lat. Tardo – “bursa”-pelle , otre di pelle ) di aria in modo da farla fungere da secondo polmone.Il primo strumento che ha avuto somiglianza con le nostre zampogne sembra risalga al I secolo e veniva denominato “Ultriculus” ( ovvero “piccolo otre” ).

Tale strumento non aveva somiglianza nella morfologia e neanche nel componimento musicale bensì nello stesso principio di manovrabilità.
Trarne conclusione che le nostre zampogne , sia quelle di tipologia meridionale , che quelle di tipologia siciliana , o altre discendano dall’ultriculus romano sarebbe ipotizzare una teoria solo presumibile.
Studiando questo disegno si può teorizzare che i due “fusi” che compongono lo strumento siano di uguale grandezza.
Questa particolarità esiste  anche nella “Ceramedda”calabrese ; i due bordoni sonori sono entrati a far parte della struttura in un’epoca diversa da quella dell’ultricus romano.

Dal punto di vista della costruttività si arriva alla conclusione che l’ultriculus romano veniva probabilmente suonato in un modo detto “ a paro “ proprio come la Ceramedda calabrese.
Andando oltre : se prendiamo una delle due canne , e con esattezza la manca ( la sinistra ) e la allunghiamo di una decina di centimetri facendo scendere anche le puntate di più o meno la stessa lunghezza , ci ritroviamo in mano una zampogna di tipo siciliana.Continuando ad allungare la stessa manca di più o meno altri dieci centimetri senza spostare i fori e accordandoci sopra l’ancia adatta , ne usciranno fuori le stesse note dell’altra canna ma di un’ottava più bassa.La zampogna così costruita avrebbe lo stesso possibile dialogo musicale di una nostra zampogna senza chiave.Certamente i nostri antenati non avevano scoperto questo rapporto costruttivo altrimenti non si sarebbero preoccupati di ideare una chiave.

Gli studi da me effettuati inerenti alla costruzione di questi strumenti mi hanno permesso di assomigliare i vari elementi non dal punto di vista della morfologia bensì della loro evoluzione musical-costruttiva.
Sono propenso ad affermare che le zampogne di tipo “zoppo” costruite a Scapoli , che la Ciaramedda costruita in Sicilia come la “ceramedda” calabrese possano facilmente discendere dall’antico ultriculus romano.
Del nome Zampogna , qualsiasi dizionario ci riporta a un etimo greco , ovvero “symphonia”,  che vuol dire “accordo di suoni” ; però anche qui , nonostante questi due termini abbino notevole somiglianza phonetica , proporrei agli appassionati di valutare anche altri sbocchi etimologici.
Immaginiamo per esempio che questo termine non volesse denominare lo strumento ma i suonatori che lo dovevano acquisire ; gli artigiani dovevano pur dare un nome a quelli che li suonavano.

Strumenti di Lavoro - Zampogna

Una delle difficoltà maggiori nell’apprendimento di questi strumenti è il saper articolare pressione del braccio e respiro in modo da ottenere continuità di suono.Mettiamo insieme “san” di “sapiens” ( ovvero sapere ) o “sonà” di sonare con “bursa” ( ovvero “otre di pelle” ) , potremo facilmente arrivare a “sanbursa” o “sonbursa” , ovvero “quelli che sanno dell’otre” oppure “quelli che suonano l’otre”.
Non mi voglio prolungare più di tanto su queste ipotetiche deduzioni e finisco col dire che il termine “sampogna” era già prsente in Dante Alighieri (1265-1321) nella Divina Commedia in “Paradiso”.
La zampogna è uno strumento di accompagnamento, errato sarebbe per il profano credere di poterci realizzare grande repertorio melodico.Questo compito viene dato alla “ciaramella” ( dal lat. Tardo “calamellus”,dim.di “calamus” canna).Con questo strumento simile al flauto si possono realizzare innumerevoli suonate.Difficile è individuare in quale epoca si siano associati questi due strumenti, presumo che questo non sia avvenuto in un tempo molto lontano dai nostri giorni.
La cosa certa è che l’artigiano che ha pensato ad unirli ha avuto un’idea genio.



Classificazione e collocazione etnico-storica


La classificazione delle varie zampogne realizzate a Scapoli è il frutto dello studio eseguito su strumenti esistenti , anche se qualcuno di essi è in disuso.


I categoria
Zampogna a chiave
A)     Di tipo alla “campagnola”
B)      Di tipo a “Campana chiusa”

Queste sono le   “20 , 23 , 25 , 28 , 30 , 32 , 25 , detta basso”.
Le tonalità di queste zampogne sono le seguenti , rispettivamente : Sib , La , Lab , Fa# , Fa , Mi , Mib.


II categoria
Zampogna senza chiave
A) Di tipo alla “Campagnola”
B) Di tipo a “Campana chiusa”

Le zampogne di questa categoria sono dette unicamente 25 o 28.

III categoria
Zampogne zoppe
Zampogne di questa categoria sono chiamate “ 25 , 28 , 30 , 32”.Per riconoscere una zampogna , dunque , bisogna prendere in considerazione la sua morfologia sotto tre aspetti fondamentali :
1.        Esistenza o meno di una chiave
2.        Aspetto svasato ( di tipo alla campagnola ) o chiuso della campana.
3.        Sapere  la sua denominazione “ a numeri “.



Per riconoscere una Zampogna il novizio può procedere nel seguente modo:

Se essa possiede una chiave , si possono escludere le categorie 2 o 3

Basta guardare l’aspetto delle due campane ( manca e ritta ) dello strumento per togliere ogni dubbio su questo punto
Al di fuori delle “zoppe” , la denominazione delle zampogne di Scapoli , si ricava misurando sulla manca
la  distanza dall’inizio canna  fino al primo foro melodico.

Se lo strumento possiede una chiave, e ha , le campane svasate e se il numero misurato è 30 , avremo  una  zampogna denominata una 30 a chiave di tipo alla campagnola.

Dal punto di vista etnico-tradizionale , l’utilizzo e la costruzione di questi strumenti sono localizzati in vari paesi della Ciociaria.
I costruttori come i suonatori sono maggiormente concentrati a Scapoli ( sei costruttori e oltre settanta suonatori ) ma anche in altri paesi resta saldamente ancorata la tradizione :

San Paolo Matese  : suonatori
Acquafondata          : il costruttore + suonatori
Villa Latina             : il costruttore + suonatori
S.Biaggio Saracinisco : suonatori

Questi sono alcuni dei paesi nei quali si suona per tradizione.

La zampogna intesa  come strumento a otre e come rappresentazione di “un’etnia” , non consiste solo in Italia , anche se il nostro panorama tradizionale offre una diversità notevole di aerofoni ad ancia.
Ognuno di questi strumenti ha la sua propria morfologia , dal bagnèt del bergamasco alla ciaramèdda Siciliana , passando per le zampogne “a palmi” della provincia di Salerno alla ceramedda calabrese , non escludendo la zampogna di Fossalto in provincia di Campobasso.E’ un grave errore chiamare tutte queste zampogne col nome di cornamuse ; l’unica che possa essere definita come cornamusa ( dal francese “corne” ( corna ) e “muser” ( musare ) , è la piva da saca del Veneto ( o baghèt , come la chiamano nel bergamasco).
D’altronde , la piva dell’Italia settentrionale sembra essere la copia precisa della cornamusa scozzese ( Higland Bagpipe ) ; cioè 7 fori di modulazione  e due bordoni sonori ( invece dei tre della Nortaumbria-pipe ).
Ogni paese , dunque , ha la sua cornamusa ; la Northum-brianpipe ( Inghilterra ) , la gaita e la Sacs de gemecs ( Spagna ) , la cabrette ( Francia) , la Dudy ( Cecoslovacchia ) , La Mezoued ( Tunisia ) ecc…
Per il conoscitore , dunque , le differenze che delineano cornamusa e zampogna sono salienti.
Oltre alla differenza di carayyere etimologico ( in effetti , le loro origini sono totalmente diverse ) , esistono particolarità che non possono di certo passare inosservate.

Tutte le cornamuse sono degli strumenti esclusivamente solisti e ci si può realizzare lo stesso dialogo musicale delle nostre ciaramelle , la canna sonora a modulazione di suono delle cornamuse va suonata semplicemente come un flauto , e con ambedue le mani sulla stessa canna.I bordoni , che sono sempre sonori , partono sall’otre da posti diversi da un’unica testata.
La zampogna è uno strumento esclusivamente di accompagnamento , le mani suonano tra due fusi diversi accordati a un’ottava l’uno dall’altro ( a parte le forme “zoppe” che suonano ad una quarta di differenza ) , tutte le canne ( sia quelle a modulazione di suono che i vari bordoni ) partono dalla stessa testata.
Inoltre , a differenza di molte cornamuse , la zampogna Italiana non monta alcun “soffietto” ma viene direttamente gonfiata con la bocca del suonatore.
Le zampogne dette “ a paro” della Calabria e della Sicilia , che vanno tradizionalmente suonate senza alcun piffero o ciaramella , permettono un ristrettissimo repertorio di brani musicali.
Gli strumenti realizzati a Scapoli sono per la maggior parte di legno di ulivo , di ciliegio,  di acero e di prugno , ma vengono realizzati anche col legno di mandorlo, di sorbo , di albicocco o di bosso.
Raramente viene utilizzato l’ebano e altro tipo di legno esotico.


(Tratto da : " SCAPOLI  realta' storiche e culturali di consapevolezza  tradizionale" di FRANCO IZZI

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